Alessio si svegliò di soprassalto. Non era stato un rumore a destarlo, ma il silenzio. Durante tutta la notte aveva piovuto incessantemente e i tuoni avevano squassato l'aria per molto tempo. Il ritmico ticchettio della pioggia sulla pietra cullava il sonno di Alessio con cadenza soporifera.
Quando la pioggia cessò era ormai un mattino pallido e silenzioso. I prati bagnati brillavano ed emanavano un forte odore di erba umida. Nella grotta Alessio cercava di abituare gli occhi alla luce, mentre stirava i muscoli indolenziti. Il braccio su cui aveva poggiato il peso la notte prima gli doleva molto. Ollerus era già in piedi e si stava mettendo in spalla una sacca.
-Ti sei svegliato. Ha smesso di piovere, quindi svelto, dobbiamo partire.-
Quando la pioggia cessò era ormai un mattino pallido e silenzioso. I prati bagnati brillavano ed emanavano un forte odore di erba umida. Nella grotta Alessio cercava di abituare gli occhi alla luce, mentre stirava i muscoli indolenziti. Il braccio su cui aveva poggiato il peso la notte prima gli doleva molto. Ollerus era già in piedi e si stava mettendo in spalla una sacca.
-Ti sei svegliato. Ha smesso di piovere, quindi svelto, dobbiamo partire.-
Alessio sbadigliò ed annuì con poca convinzione.
Una volta pronti, i due uscirono dalla grotta e si prepararono per la discesa, ma non appena misero piede fuori dal riparo Ollerus sembrò vedere qualcosa tra gli alberi e si tese come una corda di violino. Alessio si fermò sul posto senza fiatare, volgendo lo sguardo prima al cacciatore e poi al bosco. Ollerus si portò un dito alla bocca ad intimargli il silenzio e si abbassò sulle ginocchia guardingo, in ascolto. Restarono muti per qualche minuto, finchè Alessio non chiese con un sussurro cosa stesse succedendo. Ollerus indicò gli alberi tutt'intorno e con un filo di voce disse:
-Orchi.-
Alessio si tirò ancora più indietro, spaventato, fino a premere la schiena contro la roccia della grotta.
Anche Ollerus rientrò nella grotta e si tolse la sacca dalle spalle, poi cominciò a spostare delle pietre che erano ammonticchiate in un angolo.
-Sono in cinque.- Disse mentre lavorava di gran carriera. -Sai usare l'arco?-
-Non che io sappia.- Rispose Alessio.
Ollerus aveva finito di spostare le pietre, rivelando così un vano nella roccia. Dall'interno della cavità estrasse un arco ed una decina di frecce.
-Lo tengo qui di scorta, a volte sto via dei giorni per la caccia.- Spiegò il cacciatore, vedendo l'espressione perplessa di Alessio.
-Tu passami le frecce, Aleski.-
-Cosa vuoi fare?- Chiese Alessio.
-Non sono molti, e noi siamo in una posizione di vantaggio. Posso tenerli a bada, e probabilmente scapperanno in cerca di rinforzi.- Detto questo lo guardò negli occhi: -Tieniti pronto a correre.-
Ollerus intanto aveva incordato l'arco ed era uscito dalla grotta camminando carponi. Una volta presa posizione il cacciatore allungò una mano ed Alessio gli passò una freccia, che Ollerus incoccò. In un unico, rapido movimento prese la mira, tese la corda e lanciò. Con un sibilo la freccia partì dritta verso gli alberi. Un urlo strozzato spezzò la quiete della mattina ed Ollerus tese nuovamente la mano.
La seconda freccia rimase incoccata: dal bosco uscì un orco a cavallo, solo. Era avvolto in un mantello nero ed il suo capo era coperto da un cappuccio calcato fino agli occhi, così che era impossibile scorgerne il volto. Faceva avanzare il cavallo al passo, con molta calma, e non era scortato da nessuno. Ollerus si alzò in piedi ed Alessio gli sibilò allarmato:
-Stai giù!-
Ma il cavaliere non lo ascoltò ed uscì allo scoperto, in attesa, volgendo all'orco uno sguardo di sfida. Alessio si sporse per riuscire a vedere cosa stesse succedendo.
Quando l'orco fu ai piedi del colle tirò le redini per fermare il cavallo e guardò in su, proprio verso di loro. Il cappuccio si tese sulla fronte e la luce mattutina illuminò un mento solcato da numerose cicatrici ed una bocca sottile ed esangue.
-Ollerus Rotanev.- Scandì l'orco con voce possente. -Scendi, vigliacco.-
Ollerus digrignò i denti. -Io non conosco il tuo nome, orco.- Rispose il cacciatore, trattenendo la rabbia.
L'orco scoppiò a ridere. -Ollerus Rotanev, ti basti sapere che io sono il fratello di Lorre.-
-Quel nome non mi dice nulla.- Rispose Ollerus dopo aver cercato nella memoria.
L'orco aprì il mantello ed estrasse dalla cintola un grosso spadone che impiantò nel terreno con la forza di un solo braccio. -Hai ucciso mio fratello a sangue freddo solo ieri. Dunque neanche ne conoscevi il nome. Non ti sei chiesto se avesse famiglia, quale fosse la sua storia. Voi uomini mi ripugnate.-
Ollerus chiuse gli occhi. Quando li riaprì la sua espressione era rassegnata, ma risoluta.
-Vuoi vendicare tuo fratello, orco?-
-Voglio prendermi ciò che non è stato concesso a mio fratello. La possibilità di sconfiggerti in combattimento, o di morire con onore.-
-Sia.-
Alessio lo esortò a non andare, ma Ollerus scese lentamente la ripa finchè non fu faccia a faccia con l'orco, che smontò da cavallo e si tolse il cappuccio, rivelando un volto consumato dalle battaglie. Molti solchi rendevano la pelle grigiastra irregolare, un occhio era semichiuso da una lunga cicatrice e le zanne sembravano consumate. La fronte non era costellata di protuberanze ossee come quelle del fratello, ma le arcate sopraccigliari erano sporgenti e frastagliate. Due vere e proprie corna spuntavano ai lati della testa come quelle di un toro, ma erano spezzate a pochi centimetri dalla base.
L'orco si tolse il mantello rivelando una corporatura massiccia e possente. La schiena era leggermente incurvata e le spalle larghissime. Vestiva di cuoio ed un collare d'osso reggeva una fibula d'argento di pregiata fattura.
La grossa mano dell'orco si chiuse sull'impugnatura dello spadone e ne saggiò la consistenza prima di estrarlo dalla terra. Ollerus estrasse la sua corta spada dal fodero e si preparò all'attacco.
Dalla grotta Alessio osservava la scena con ansia crescente. Se Ollerus avesse perso lui sarebbe stato di nuovo solo in quel mondo sconosciuto e pericoloso, ma questo probabilmente era il minimo in quanto gli orchi non avrebbero tardato a trovarlo.
I pensieri di Alessio furono interrotti quando l'orco, senza preavviso, alzò il braccio portando la spada sopra la testa, rinsaldò l'impungatura con l'altra e abbattè un colpo portentoso proprio sulla testa del cacciatore, ma Ollerus fu lesto nello scansarsi di lato e la spada affondò nuovamente nella nuda terra, lanciando tutt'intorno zolle ed erba. Ollerus ne approfittò e con un movimento fulmineo del braccio colpì l'orco alla spalla, ma la lama slittò via senza affondare nella pelle coriacea, riuscendo solo a scalfirla. L'orco lanciò un urlo e roteando su se stesso cercò di tranciare le gambe al cacciatore, che con un balzo si portò fuori dalla portata della lama.
In quel momento un fischio fendette l'aria ed una freccia infuocata piovve tra i due contendenti, poi un'altra ed un'altra ancora. L'orco grugnì di disgusto e lanciò uno sguardo furente ad Ollerus, il quale però era più sbalordito di lui. Dalla vegetazione irruppero nella radura quattro cavalli in corsa, ed in groppa portavano altrettanti cavalieri armati fino ai denti. Questi circondarono l'orco e puntarono contro le loro conte lance. L'orco si guardava intorno come una tigre in gabbia e sbuffava dalla collera. Quello che doveva essere il capo dei cavalieri si tolse l'elmo dal lungo pennacchio ed intimò all'orco di non muoversi, altrimenti lui e gli altri che erano rimasti nella foresta sarebbero morti.
Alessio vide avvenire tutto troppo in fretta, e non capì cosa stesse succedendo. L'orco gettò lo spadone ed Ollerus, alzatosi in piedi, andò a stringere il braccio del cavaliere in un gesto amichevole. I due si somigliavano, avevano gli stessi capelli corvini e la stessa corporatura, ma da lontano Alessio non riusciva a scorgere altro. Ad un cenno del cavaliere uscirono dagli alberi altri quattro armati che scortavano legati gli orchi rimasti. I cavalieri consegnarono i prigionieri all'orco con le corna mozzate, che rimontò a cavallo e se ne andò da dove era venuto, dicendo qualcosa ad Ollerus da lontano. Lo stupore di Alessio cresceva. Gli sembrò che Ollerus indicasse verso di lui mentre confabulava con il capo dei cavalieri, il quale dopo aver annuito più volte chiamò a se due sottoposti. Questi ascoltarono gli ordini, fecero girare i cavalli e li spronarono al galoppo verso sud.
Stanco di aspettare ignaro di tutto Alessio si alzò in piedi e scesa la china quasi di corsa. Si stava avvicinando ai cavalieri quando il capitano si voltò e lo vide.
Stanco di aspettare ignaro di tutto Alessio si alzò in piedi e scesa la china quasi di corsa. Si stava avvicinando ai cavalieri quando il capitano si voltò e lo vide.
-E' lui?- Chiese ad Ollerus con una voce sorprendentemente armoniosa.
Ollerus annuì.
-Benvenuto, Aleski.- Disse il cavaliere, allungando la mano per stringere quella di Alessio. -A quanto pare non hai passato giorni facili, ma vedrai che ora andrà meglio. Sono Gawain Darius Green, capitano della legione stanziata a Caer Ydalir. Ho mandato due miei uomini a recuperare un carro alla fattoria del vecchio Garreth, a mezz'ora da qui. Vi scorteremo fino al caer.-
-Bè- rispose Alessio stringendogli la mano -è magnifico!-.
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