Aleski si precipitò attraverso le tortuose stradine del caer, rischiando di scivolare sulle pietre bagnate ad ogni piè sospinto. Stava scendendo rapidamente il monte per raggiungere il cancello della cittadella prima che lo facesse Ollerus. Da quando era arrivato a Caer Ydalir, due mesi prima, Alessio Lupi aveva abbandonato il suo vero nome, forse perché nessuno sembrava riuscire a chiamarlo così, o forse perché sentiva che la sua vita era ormai cambiata, forse irrimediabilmente.
In un certo qual modo, Aleski era più adatto al luogo. Ma un nome non basta ad iniziare da capo. In città si sentiva spaesato, conosceva poche persone e tutti lo guardavano con curiosità, se non con sospetto. L'unica persona che poteva considerare quasi un amico era Ollerus, ma Ollerus non c'era mai. Le voci giravano in fretta tra i cittadini. Ormai era chiaro a tutti che il cacciatore era sulle tracce di qualcosa di più grosso di un cervo. Circolavano parecchie storie sul conto di Ollerus, e la sua fama si andava ingigantendo. Di tutte le storie che aveva ascoltato, Aleski riteneva che, nonostante tutto, quelle di Caio fossero le più attinenti alla realtà. Non riusciva a capire come il vecchio avesse scoperto tutti quei dettagli, eppure la maggior parte di essi combaciavano con i racconti che gli faceva Ollerus le poche volte che tornava.
In un certo qual modo, Aleski era più adatto al luogo. Ma un nome non basta ad iniziare da capo. In città si sentiva spaesato, conosceva poche persone e tutti lo guardavano con curiosità, se non con sospetto. L'unica persona che poteva considerare quasi un amico era Ollerus, ma Ollerus non c'era mai. Le voci giravano in fretta tra i cittadini. Ormai era chiaro a tutti che il cacciatore era sulle tracce di qualcosa di più grosso di un cervo. Circolavano parecchie storie sul conto di Ollerus, e la sua fama si andava ingigantendo. Di tutte le storie che aveva ascoltato, Aleski riteneva che, nonostante tutto, quelle di Caio fossero le più attinenti alla realtà. Non riusciva a capire come il vecchio avesse scoperto tutti quei dettagli, eppure la maggior parte di essi combaciavano con i racconti che gli faceva Ollerus le poche volte che tornava.
Aleski svoltò uno stretto angolo e si trovò sulla strada principale, che scendeva dritta fino al cancello. Ma immerso com'era nei suoi pensieri mise un piede in fallo e scivolò su di un ciottolo umido, cadendo rovinosamente. Battè a terra la spalla, sollevando spruzzi d'acqua. L'impatto col suolo gli tolse il respiro per qualche secondo. Mentre cercava di rialzarsi sentì rumore di zoccoli ed alzò il capo giusto in tempo per vedere Ollerus sfrecciargli di fianco come un fulmine. Dietro al cacciatore si andava formando una coda di curiosi, donne, uomini e bambini incuranti della pioggia. Aleski si aggregò ai cittadini. Ben presto si ritrovò ad essere parte di una moltitudine che inneggiava il nome del cacciatore, cercando di sovrastare il rumore della pioggia incessante. Aleski, dal canto suo, era troppo impegnato nell'evitare le persone che gli venivano addosso, e troppo disgustato da tanto fanatismo, per unirsi al coro.
-Dov'è andato?- Gli urlò un uomo con gli occhi strabici. Aleski non gli rispose. Dove stiamo andando noi pensò invece. Ormai la folla era in balia di sé stessa, Ollerus non si vedeva neanche più, ma l'entusiasmo non era scemato.
Il corteo salì e salì. Il caer era costruito su di un altura rocciosa. All'inizio era solamente un avamposto, una torre di guardia sulla cima del monte, ben protetta ad est e ad ovest da monti più alti. Il lato nord si affacciava su una piccola valletta, una pianura rigogliosa, chiusa a semicerchio dall'ampia foresta da cui era giunto per la prima volta Aleski scortato da Ollerus. A sud invece l'altura del caer digradava dolcemente fino al mare. Eppure con il passare degli anni l'avamposto si era ampliato, fino a diventare una cittadella. Ora, da quando il popolo di Ollerus, quello che ne restava, si era rintanato dalla regione del Vanergard nel caer, due anni prima, esso era diventato una cittadella fortificata. Sette cinte di mura dividevano la città in livelli, e per ogni cinta c'era un cancello posto asimmetricamente rispetto agli altri, in modo che se un esercito fosse riuscito a fare irruzione avrebbe dovuto impiegare parecchio tempo per arrivare alla sommità di Caer Ydalir, dove risiedeva il re. Subito sotto vi erano le caserme dei militari e le case degli ufficiali. Era qui che Aleski viveva, ormai. Ollerus era un soldato sotto il comando di Gawain Darius Green, ma dopo che i suoi viaggi misteriosi erano iniziati gli era stata donata una casa. Quando il corteo si fu lentamente disperso ed Aleski fu finalmente libero di aggirarsi per le strade a suo piacimento, si diresse proprio al sesto livello del caer, con passo spedito verso la casa di Ollerus.
Non era una casa molto grande, né molto bella. L'esterno era anonimo, una semplice abitazione a due piani. Il piano terra era riservato alle stalle, che potevano alloggiare tre cavalli e uno stanzino per il custode. Il primo piano era l'abitazione vera e propria. Era formata da due locali, uno per mangiare, con un camino ed un tavolo, ed una per dormire, con un letto ed un baule. La prima cosa che notò Aleski fu che le finestre al primo piano erano illuminate e dal camino usciva del fumo. Salì a due a due le scale esterne ed entrò. Ollerus stava ravvivando la fiamma appena accesa nel camino.
-Bentornato!- Esclamò varcando la soglia.
-Grazie, Aleski. Mi scuso ancora per l'umiltà della mia casa.-
-E' servita al suo scopo, non ti preoccupare. Hai fame? Elsa mi ha portato dello stufato a mezzogiorno, pensavo di finirlo stasera, ma ce n'è abbastanza per tutti e due. Che signora gentile, Elsa.-
Ollerus sorrise ed annuì: -Va bene, mangiamo!-
Mentre Aleski faceva scaldare lo stufato sul fuoco, Ollerus andò a portare del fieno al suo cavallo, di sotto nella stalla. Al suo rientro i piatti erano in tavola, e le caraffe colme di birra.
Mangiarono in silenzio, Aleski con gusto, Ollerus famelicamente. Quando ebbe finito, il cacciatore prese una lunga sorsata e poi sospirò:
-Due settimane a mangiare carne secca, questo sembra la cena di un re!-
-Come mangiano gli orchi?- Azzardò Aleski.
-Mangiano come noi. Frutta, grano, carne. Ma anche loro sono in difficoltà. Le terre sono così spoglie.
-Come mai?
-Io penso che gli orchi non siano abituati a stare fermi in un posto così a lungo, e che non conoscano i ritmi della terra come li conosce il mio popolo. Stanno prendendo troppo e dando troppo poco. I campi hanno bisogno di essere curati, non basta solo raccogliere. E gli animali sono sempre più magri.
-Stai insegnando a coltivare la terra agli orchi in queste due settimane? In questi mesi?
-Non sono un contadino, non ne sarei in grado.
-Allora cosa stai facendo? Caio, alla locanda, dice che stai preparando una guerra.
Lo sguardo di Ollerus si perse nel vuoto.
-Che altro dice Caio?
-Che gli orchi ti rispettano. E che due settimane fa hai ricevuto una brutta sorpresa.
Ollerus guardò Aleski dubbioso.
-Stasera raccontava di una sala della guerra, o qualcosa del genere. Tu dovevi incontrare il re e quando finalmente l'hai avuto di fronte ti sei stupito. E' così?
-Sì.- Rispose Ollerus.
-Come mai?
-Ricordi il fratello di Lorre? Quell'orco che è venuto a cercarmi il giorno in cui ti ho incontrato?
-Sì, lo ricordo.- Lo ricordava fin troppo bene.
-Caio ha sbagliato, non dovevo incontrare un re. Gli orchi si dividono in clan, ed ogni clan ha un suo capo. Non c'è più da molti anni un re degli orchi, purtroppo. Due settimane fa ho visitato uno degli insediamenti più grandi della regione ed ho ottenuto il permesso di parlare con il capo clan. Era il fratello di Lorre.-
Aleski rimase in silenzio a pensare, sconvolto. Non riusciva a capire come poteva avere di fronte l'amico, e tutto intero per giunta.
-Mi ha perdonato.- Disse Ollerus, rispondendo ad una domanda che tardava ad arrivare.
-Le condizioni sono pesanti, ma potrebbero tornare utili alla missione.
-Le condizioni sono pesanti, ma potrebbero tornare utili alla missione.
-Si può sapere cosa stai facendo?
-Sul carro di Darius ti ho detto che il comportamento degli orchi non mi convinceva, perché sono sempre stati pacifici. In realtà sapevo già qualcosa. Ormai sono mesi che giro i villaggi orcheschi, mi conoscono ed hanno imparato a fidarsi. Ma negli ultimi due mesi ho scoperto molte cose, di cui ora non posso parlarti. Ma sappi che ho preso un'iniziativa che forse mi porterà guai.
-Cos'hai fatto?
-Sto cercando di riunire i clan. Sto riportando il Re Orso al suo trono.
-Perché lo fai?
-Perché è la cosa da fare. Scoprirai tutto tra non molto.
-Quando?
-Forse proprio stasera.
Aleski sembrava pensieroso.
-Ollerus posso chiederti una cosa?
-Chiedi pure.
-Per caso ti sei ricordato di cercare Claudio, il mio amico?
Il viso di Ollerus si aprì in un sorriso triste: -Sì Aleski, non me ne sarei mai dimenticato. Purtroppo non ho notizie da portarti. Ho chiesto a tutti gli avamposti, a tutti i viandanti, persino agli orchi se avessero visto un vagabondo, qualcuno di insolito, ho sempre descritto tutti i dettagli che mi hai fornito. Ho tenuto gli occhi aperti ed ho cercato e cercato. Ho percorso tutta la regione, credimi, in questi due mesi. Ma non l'ho trovato.-
Aleski si sentì molto scoraggiato. D'improvviso le pareti della stanza gli sembrarono troppo strette, opprimenti. Chiuse gli occhi e cercò di calmarsi. Quando si sentì meglio chiese:
-Perché pensi che potrò scoprire tutto tra non molto? Cosa deve succedere?
Ollerus fu ben felice di poter cambiare discorso. Gli dispiaceva non essere stato d'aiuto, e sapeva quanto poteva essere angosciante trovarsi in terra straniera, senza conoscere nessuno, sentirsi fuori dal mondo. Si era sentito così, certe notti passate in una tenda tra gli orchi. La differenza era che lui sapeva che non molto lontano lo attendeva un luogo da chiamare casa, mentre per Aleski non c'era alcun conforto.
-Un altro re è di ritorno. Sulla strada verso casa ho scorto in lontananza la carovana del re di Caer Ydalir. Sarà qui non più tardi di domani, e penso che vorrà conoscerti, Aleski!-
La mattina dopo, quando il sole era appena sorto, il caer fu svegliato da allegri canti pastorali. Aleski si alzò dall'improvvisato giaciglio di paglia, nel casotto dello stalliere. Uscì all'aperto massaggiandosi il collo, salutato dagli sbuffi distratti dei cavalli. Fuori l'odore della pioggia impregnava l'aria. Guardò di nuovo verso nord, dove la sera prima era apparso Ollerus. Lo spiazzo appena fuori dal cancello era colmo di persone in festa, e le loro voci arrivavano fin lì. Erano canti che raccontavano di messi e raccolti, di grandi pascoli e di vendemmia.
Ollerus sedeva su di una panchina a ridosso del parapetto che costeggiava la strada. Lievi volute di fumo azzurro si levavano in cielo dalla sua pipa.
-Da quando sei sveglio?- Chiese Aleski
-Da quando sei sveglio?- Chiese Aleski
-Ho visto sorgere il sole.- Rispose Ollerus.
-Non eri stanco, dopo il viaggio?
-Non potevo perdermi il ritorno del re.-
Aleski andò a sedersi accanto a lui. Rimasero in silenzio per un po'. Aleski vide che tra la gente in festa era fermo un grosso carro trainato da otto meravigliosi arieti. Tutt'intorno, uomini con splendenti armature controllavano che nessuno si avvicinasse troppo.
-Che sta succedendo?- Chiese Aleski. -Chi è quella gente?-
-Sono contandini. Loro si alzano molto, molto presto per andare a lavorare i campi sotto il caer. Oggi ciò che gli altri giorni è duro e aspro, è stato dolce e propizio, perché hanno avuto l'occasione di accogliere il re.
-Mancava da tanto?
-Sono ormai cinque mesi che è partito. Ora è meglio che io vada, qualcuno dovrà pur svegliare gli araldi, o non ci saranno squilli di trombe ad accogliere re Lotr al castello!
Si alzò e si diresse verso l'ultima cerchia di mura del caer. Aleski rimase solo a contemplare la folla che molti metri più in basso stava ora iniziando ad entrare dai cancelli.
Sarebbe bello fare una foto. Pensò con amarezza.
La testa di Aleski iniziò a ciondolare e solo allora si rese conto di essere ancora molto stanco a causa della nottata scomoda e del risveglio forzato. Si stava per addormentare quando sentì i passi di qualcuno che si avvicinava con stivali di ferro, a giudicare dal rumore metallico sul selciato. L'ingresso a quel livello del caer era consentito solo ai soldati, e a lui temporaneamente, quindi dapprima non si stupì molto del fatto. Ma poi pensò che di primissima mattina era strano che un soldato vestisse l'uniforme, anche Ollerus, aveva notato, indossava dei semplici stivali di cuoio.
Finalmente i passi si fecero più vicini, e dalla strada vide arrivare un uomo in armatura leggera.
Si fermò proprio di fronte a lui, con sguardo freddo e muscoli tesi.
-Mi manda re Lotr, signore di Caer Ydalir e delle genti in esilio. Sei tu colui che chiamano Lupus Aleski?
-Sì, sono io.- Rispose Aleski. Dentro di sé stava cercando di capire se il soldato fosse ostile o meno, e nel frattempo si guardava intorno alla ricerca frenetica di qualche via di fuga.
-Re Lotr mi manda a dire che sarebbe lieto di averti come ospite questa sera, al banchetto che si terrà al palazzo per festeggiare il nostro ritorno.-
Aleski lasciò andare il respiro che aveva trattenuto da quando il messaggero gli si era parato innanzi.
-Certo. Certo che verrò, grazie!- Disse.
Il messaggero alzò i tacchi e fece per andarsene, ma Aleski scoppiò a ridere. Il messaggero si fermò:
-Qualche problema?
-Sì, uno- Rispose Aleski, tra le risa: -Sai dirmi dove noleggiare uno smoking?-
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